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Paragrafo 2 . Il concilio di Trento.
     
Sotto   la   spinta   della   corrente   riformatrice   cattolica    e
dell'imperatore    Carlo    quinto,   che    desiderava    riunificare
spiritualmente e politicamente il suo impero, papa Paolo terzo Farnese
(1534-1549), dopo una serie di rinvii causati dal timore di rafforzare
l'influenza  imperiale sulla Chiesa, si decise ad indire  un  concilio
che  procedesse  nello  stesso  tempo  ad  una  riforma  della  Chiesa
cattolica  e  ad  un  confronto  con  i  protestanti  sulle  questioni
dottrinali su cui c'era divergenza.
     Preceduto  da  una serie di colloqui fra i moderati  di  entrambi
gli  schieramenti, ma subito rinviato per il perdurare  del  conflitto
franco-asburgico, il concilio venne finalmente inaugurato nel  1545  a
Trento,   sede   considerata  neutrale  in   quanto   citt   italiana
appartenente all'impero; esso si protrasse, fra spostamenti  (Bologna,
1547-1549) ed interruzioni (1552-1562), fino al 1563.
     Il  concilio  di  Trento disattese le principali aspettative  dei
moderati  e  dell'imperatore:  i  delegati  dei  protestanti  non   vi
parteciparono  e  quindi l'assemblea conciliare  divenne  soltanto  un
teatro  di scontro fra le diverse rappresentanze nazionali dei vescovi
cattolici.  Alla  sua conclusione furono ribaditi tutti  i  fondamenti
dottrinari della Chiesa romana.
     I  provvedimenti finali del concilio di Trento, che si era aperto
nella  speranza  di  una ricomposizione fra le  parti  e  si  chiudeva
invece,   sotto  il  papato  di  Pio  quarto  (1559-1565),   con   una
autocelebrazione  della  Chiesa  di  Roma,  furono  condensati   nella
cosiddetta Professione di fede tridentina. In essa si riaffermavano  i
princpi  basilari  del  cattolicesimo, in contrapposizione  a  quelli
protestanti:  l'autorit della Chiesa romana e del  papa  su  tutti  i
cristiani,  la  sacralit  del sacerdozio,  la  validit  di  tutti  i
sacramenti, l'importanza delle opere per la salvezza del cristiano.
     Ma   accanto   alle  affermazioni  di  carattere   dogmatico   ed
"ideologico",   che   tuttavia  non  apportavano  sostanziali   novit
nell'ambito   della   dottrina  cattolica,  il   concilio   introdusse
importanti    modifiche   nell'organizzazione   e   nella   disciplina
ecclesiastica,  in tono con la vagheggiata riforma  gi  auspicata  in
passato.  Si ordin che i vescovi dovessero risiedere nella sede  loro
assegnata  e  che non potessero accumulare benefici, come avveniva  in
precedenza;  essi inoltre avrebbero dovuto controllare  con  frequenti
visite  pastorali, da effettuarsi almeno una volta all'anno, l'operato
dei  parroci,  cos  come  questi ultimi avrebbero  dovuto  verificare
costantemente la fede e il comportamento dei loro parrocchiani (da qui
nacque  quella  sorta  di anagrafe ecclesiastica  rappresentata  dagli
"stati  d'anime" delle parrocchie, con la registrazione dei battesimi,
dei  matrimoni  e delle morti). La formazione del clero sarebbe  stata
curata  in appositi luoghi di studio, i seminari, che avrebbero dovuto
verificare  e  rafforzare  vocazione e  dottrina,  doti  che  talvolta
mancavano a una parte dei sacerdoti.
     Oltre  a  ribadire  le  posizioni  dogmatiche  tradizionali  e  a
rafforzare  i  propri  strumenti  repressivi,  come  l'Inquisizione  e
l'Indice, atti ad eliminare
     
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     ogni  forma  di  dissidenza, la Chiesa cerc anche di  rinsaldare
nei   fedeli,  mediante  il  capillare  operato  dei  parroci  e   dei
missionari,  quella  che  era ritenuta la vera  dottrina.  Un'apposita
commissione presieduta dal vescovo milanese Carlo Borromeo elabor nel
1566  il  Catechismo  romano, un libretto ad  uso  dei  religiosi  che
condensava a fini di insegnamento le risoluzioni del concilio,  e  che
venne  diffuso  rapidamente  grazie alla stampa.  Attraverso  i  nuovi
strumenti di riproduzione cominciarono a girare moltissimi opuscoli  e
immagini sacre attraverso cui vennero esaltati la funzione ed il culto
della  Madonna e dei santi, che restavano importanti intermediari  fra
il cristiano in cerca della propria salvezza e millecinquecentesimo.
     La  Chiesa increment anche forme pi appariscenti di culto, come
processioni  e  rappresentazioni  sacre,  cercando  di  estirparne  il
residuo  valore  di festa pagana che potevano avere ancora  presso  il
popolo,  ed  evidenziandone  invece  l'alto  valore  devozionale   nei
confronti delle figure sacre.
     Con  un  tale ammaestramento religioso sistematico e,  per  certi
aspetti, "moderno", la dottrina cristiana raggiunse per la prima volta
le   campagne   e  le  montagne  pi  sperdute,  specialmente   quelle
dell'Italia   meridionale,  che  in  seguito  a   questa   progressiva
conversione avrebbero partecipato attivamente, nei secoli diciottesimo
e  diciannovesimo, ai moti di ispirazione "sanfedista" a favore  della
Chiesa.
     I  campioni di questa offensiva spirituale lanciata dalla  Chiesa
-  che,  oltre  a  conquistare le campagne al  Cattolicesimo,  avrebbe
strappato all'ideologia protestante importanti territori come i  Paesi
Bassi  meridionali, l'Austria, la Boemia e la Polonia -  furono  senza
ombra  di  dubbio i gesuiti, il cui ordine, la Compagnia di Ges,  era
nato  sull'onda  del  rinnovamento  cattolico  nella  prima  met  del
Cinquecento.
     Fondato da Ignazio di Loyola (1491-1556), un nobile spagnolo  che
aveva  abbandonato la carriera militare e si era dedicato ad una  vita
rigorosa  di  studio e di meditazione, l'ordine gesuita, al  quale  si
accedeva   attraverso   successivi   gradi   di   apprendistato,    si
caratterizzava  per l'organizzazione strettamente gerarchica,  per  la
ferrea disciplina e per l'obbligo di una vasta conoscenza teologica  e
di  una  sentita vocazione alla missione ed all'apostolato, cui  erano
vincolati  tutti i membri. Inoltre Loyola aveva assunto la difesa  del
papa  e della religione cattolica quale compito specifico dell'ordine,
che per questo era stato innalzato a principale baluardo della Chiesa.
     Per  i loro caratteri peculiari, come l'assoluta fedelt al papa,
la  grande capacit di predicare e il possesso di una profonda cultura
religiosa,  i  gesuiti  si  posero  alla  guida  della  Controriforma,
moltiplicandosi rapidamente in tutta l'Europa cattolica. In tale veste
finirono per monopolizzare l'insegnamento nei seminari vescovili e nei
collegi  di formazione culturale per laici, che essi stessi  fondarono
dovunque,  e  si resero protagonisti di un nuovo fervore  missionario,
dalle  coste dell'America a quelle dell'Asia. Dalle loro fila emersero
importanti   personalit   come   il   teologo   Roberto   Bellarmino,
protagonista dei processi a Bruno e Galileo, e Matteo Ricci, fondatore
nel 1601 della prima missione cattolica in Cina.
     Dedicandosi  alla formazione dei ceti nobiliari  e  delle  classi
dirigenti  e spesso chiamati come confessori e consiglieri  spirituali
di  re e di principi, i gesuiti acquisirono un crescente peso anche in
campo  politico.  Per  questo,  e per la loro  inflessibile  posizione
filopapale, nel corso del diciottesimo secolo, negli
     
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     stati  cattolici impegnati in una progressiva emancipazione dalla
tutela  politica  della Chiesa sarebbero diventati oggetto  di  misure
repressive.
